C-VOLTAIRE

C-VOLTAIRE MANIFESTO

C-VOLTAIRE HISTORY:

-SELEZIONE MOSTRE A CURA DELLl’ASSOCIAZIONE C-VOLTAIRE

-PRESS:

                 - Claudia Colasanti Canovi - da “Mongolfiera”-Bologna-gennaio 1991

                 - Claudia Colasanti Canovi – da “Manifesto”- 18 agosto 1992

                 - Claudio Cerritelli - da “Apeiron”, anno II n°4 - dicembre 1992

                 - Tiziana Ramponi – da “Flash Art”- n°174 – aprile 1993

                 - Elena Savigni – da “La Stanza Rossa”, n°5 - novembre-dicembre 1992

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C-VOLTAIRE

 

C-VOLTAIRE E’ LA GRANDE NOVITA’ DELLA SCENA ARTISTICA BOLOGNESE,

E’ LA ”SOCRATICA LEVATRICE” DELLA NUOVA ARTE.

C-VOLTAIRE E’ UN ATTEGGIAMENTO RISPETTO AL MONDO.

GLI ARTISTI DEGLI ANNI ’70 ERANO IPOCRITI, QUELLI DEGLI ANNI ’80 CINICI,

GLI ARTISTI DI C-VOLTAIRE RIVENDICANO SEMPLICEMENTE

IL DIRITTO ALLA PROPRIA ESISTENZA IN QUANTO TALI.

PRATICARE L’ARTE PER C-VOLTAIRE VUOL DIRE SOTTRARSI AI RITMI DELLA PRODUZIONE TOTALE.

C-VOLTAIRE AMA LA VITA.

PER QUESTO E’ CONTRO LA MAFIA E CONTRO L’EROINA, ANTIRAZZISTA E CONTRO LE LEGHE.

C-VOLTAIRE E’ DENTRO E FUORI IL SISTEMA DELL’ARTE. E’ DENTRO PERCHE’ IL RISTRETTO

MICRO-AMBIENTE CULTURALE COSTITUISCE IL CIRCUITO DI SMERCIO E

CONSUMO DELLE OPERE, E’ FUORI PERCHE’ L’ARTE DEVE INVADERE I LUOGHI DI

MASSA, LA STRADA, DOVE PUO’ ESSERE TRANQUILLAMENTE CONSUMATA DA

TUTTI, DOVE ESSA SI FONDE CON LA VITA, DOVE VIVE DIRETTAMENTE NELLA

PELLE DI CHI LA PRATICA E DI CHI LA FRUISCE,

E NON E’ SOLO MERA SPECULAZIONE INTELLETTUALE O COMMERCIALE.

C-VOLTAIRE E’ NEO-SITUAZIONISTA, VUOLE DISTRUGGERE E RIFONDARE.

C-VOLTAIRE E’ CONTRO IL TOTALITARISMO DELLE SCUOLE E DELLE TENDENZE.

LO STILE DI OGNI SUO ARTISTA E’ POETICAMENTE DIFFERENTE DALL’ALTRO.

LO STILE PER C-VOLTAIRE E’ INESORABILE BISOGNO DI DISTINGUERSI,

E’ IL MEZZO PER SINTETIZZARE LA PROPRIA ESISTENZA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HISTORY  

 

SELEZIONE MOSTRE A CURA DELLl’ASSOCIAZIONE C-VOLTAIRE (Il Campo delle Fragole)

1997

“En Plein Air”, Il Campo delle Fragole, Bologna

“Exit”, Varie Sedi, Bologna

“Sculture”, Il Campo delle Fragole, Bologna

1998

“Millennium” 30 artisti per 30 giorni, Il Campo delle Fragole, Bologna

“Exit, arte in libera uscita”, Varie Sedi, Bologna

“Menù Turistico”, Sale Espositive della Salara, Bologna

2000

“Exit 5, Roberto Vitali”,Varie Sedi, Bologna

“Le città invisibili”, Sale Espositive della Salara, Bologna

2001

“Exit 6, Art Love & Peace”, Sala Silentium, Bologna

“Female Touch”, Spazio Cultura Navile, Bologna

“Good Friends”, Il Campo delle Fragole, Villa Cassini – Pallotti, Bologna

2003

“Exit 7, Against Racism”, Varie Sedi, Bologna

“Help, Soccorso per la natura”, Il Campo delle Fragole, Villa Cassarini – Pallotti, Bologna

2004

“Exit 8, Culture Up”, Varie Sedi, Bologna

2005

“Exit 9,Young & Lost”, Varie Sedi, Il Campo delle Fragole, Bologna

“Alle Radici del Mito”, Spazio Espositivo Il Punto, di Casalecchio di  Reno (Bo) 

2006

“Exit 10, Untitled”, Varie Sedi, Il Campo delle Fragole, Bologna

2007

"C-VOLTAIRE 10 Anni Dopo", Fondazione Museo Ca' La Ghironda, Zola Predosa (BO)

 

 

 

PRESS

LA SALA SILENTIUM DI VICOLO BOLOGNETTI OSPITA UN’ORIGINALE MOSTRA DI GIOVANI ARTISTI SUL TEMA DELLA “CITAZIONE”
Claudia Colasanti Canovi - da “Mongolfiera”-Bologna-gennaio 1991

La mostra di vicolo Bolognetti, allestita nella bellissima sala Silentium è frutto della stretta collaborazione dei soli quattordici artisti fiancheggiati da Radio Città del Capo, Bold Machine e C-Voltaire ed è totalmente estranea alla contemporanea apertura degli apparentemente solidali spazi privati.
Gli artisti, alcuni già noti, altri hanno da poco terminato l’Accademia si sono disciplinatamente imposti un tema,
riassunto nell’efficacissimo titolo“COVER”.
Efficace perché COVER non è un termine direttamente applicabile all’interno dell’universo artistico, è invece relativo al mondo musicale: “Copertina” o “Cover” come omaggio, tributo sentito e doveroso verso gli autori di brani fondamentali e indimenticabili.

Per il cinema COVER potrebbe tradursi in “remake” e per l’arte si tratterebbe più solennemente di “citazione”.

 

UNO STILE DENTRO E FUORI L’ARTE. NASCE IL C-VOLTAIRE
Claudia Colasanti Canovi – da “Manifesto”- 18 agosto 1992

BOLOGNA. Dopo i due decenni appena trascorsi, caratterizzati, in area artistica, da un’irrefrenabile e cupo individualismo, riappare, grazie alla neo-formazione C-Voltaire (di Duchampiana memoria) l’antico e caro manifesto programmatico: “…C-voltaire ama la vita.Per questo è contro la mafia e contro l’eroina, antirazzista e contro le leghe (…).

C-Voltaire è neo-situazionista, vuole distruggere e rifondare (…)”

Serrato e incisivo come un brano rap, il lungo plico, decorato da finte fototessere dei protagonisti in versione fumetto, illustra modalità e intenti del gruppo: annullare la distanza tra arte e realtà, comunicare con coloro che stanno al di fuori  del circuito “paludoso” dell’arte contemporanea.
E ancora lavorare fuori e dentro il sistema e -per quanto sia possibile – farlo divertendosi.
I C-Voltaire, che hanno dai 25 ai 33 anni, e in comune con le odierne “posse” italiane hanno lo stesso stretto legame con le tradizioni, senso di famiglia e della coesione e soprattutto, la necessità di creare un linguaggio immediato.
Luigi Mastrangelo, assieme a Gianni Pedullà, uno dei “fratelli maggiori”e anche uno degli artisti più conosciuti del gruppo, spiega che ognuno segue la sua linea, il suo stile, ma l’importante è avere l’energia necessaria per avvicinare il pubblico che vive al di fuori del circuito. Ci siamo mossi fino ad ora come un gruppo musicale, in due anni C-Voltaire ha organizzato feste e mostre in luoghi semidimenticati della città, lavorato in emittenti radiofoniche disseminando per le strade un numero di fax per ricevere messaggi e comunicazioni. I prossimi programmi riguardano la realizzazione di un fumetto sulla storia del “gruppo” e , per un necessario autofinanziamento, la produzione di una serie di magliette, naturalmente siglate C-Voltaire. Si tratta sempre, come nel rap, di rapporti orizzontali tra pubblico e esecutori, di “ una trance collettiva, un flusso continuo di energia, un comunismo delle emozioni al quale ognuno contribuisce secondo le proprie possibilità e senza ruoli prestabiliti”.
Grazie a questo atteggiamento è nata “ Il campo delle fragole”, galleria non troppo tradizionale, punto di riferimento per artisti e amici di C-Voltaire. La gallerista Tiziana Ramponi sottolinea però che “Il campo delle fragole” non sarà un luogo di autocelebrazione dell’associazione, ma un punto d’appoggio anche per altri artisti, come i “ mediali” o “fluxus”.
Non a caso è stata scelta come sede Via del Pratello.
Questa piccola e lunga via, vicina a Piazza Maggiore, rischia di essere trasformata – la chiusura del carcere potrebbe favorire speculazioni edilizie – in una delle solite viuzze patinate del centro di Bologna. Scomparirebbero così le antiche botteghe degli artigiani e quel clima autentico che la via riesce ancora a mantenere.
Gli abitanti del Pratello hanno fraternizzato con il gruppo, come racconta la gallerista “ l’elettricista ci ha fatto l’impianto gratis e gli artigiani ci hanno dato consigli…”. Un contatto con la gente che per il gruppo appare indispensabile: “ C-Voltaire è dentro e fuori il sistema dell’arte. E’ dentro perché il ristretto mcro-ambiente culturale costituisce il circuito di smercio e consumo delle opere. E’ fuori perché l’arte deve invadere i luoghi di massa dove può essere tranquillamente consumata da tutti (…)”

C-VOLTAIRE
di Claudio Cerritelli - da “Apeiron”, anno II n°4 - dicembre 1992

Nel contesto delle forme di comportamento dei giovani artisti operanti in Italia merita attenzione C-VOLTAIRE, un gruppo che va svolgendo a Bologna un
ruolo essenzialmente politico, non proclamando unità linguistiche e neppure l’idea di una tendenza che si inserisce in una improbabile linea evolutiva
degli stili contemporanei. Che senso ha allora usare il termine “politico” per le attuali esperienze vista la profonda caduta di tensione dell’arte nel rapporto con il cosiddetto sociale?
La ragione sta nel fatto che questi giovani artisti rinnovano la possibilità di una utopia estetica da congiungere concretamente alla vita
“rivendicando
semplicemente il diritto alla propria esistenza in quanto tali”.
Politico è dunque essenzialmente l’impegno dell’arte nei confronti dell’esistenza, proprio
perché
“C-Voltaire ama la vita” e vuol tener in debito conto le dinamiche individuali e collettive di cui è intessuta la dimensione esistenziale della produzione estetica.
Se queste urgenze si ricollegano apertamente al mito romantico del rapporto arte-vita, bisogna riconoscere che le motivazioni del nuovo gruppo bolognese esprimono una capacità di analizzare lucidamente e anche cinicamente, le componenti del sistema artistico, i vizi e le virtù di una rete di riferimenti entro la quale la figura dell’artista si è sempre dibattuta per ritrovare un ruolo pubblico e sociale.
Così anche C-Voltaire vuole comunicare, esserci, affermare la propria posizione
"dentro e fuori il sistema dell’arte”. Per dichiarare le proprie idee il gruppo usa gli strumenti simbolici più efficaci dell’avanguardia storica, vale a dire la parola, l’intervento urbano, il manifesto, i mezzi fisici e mentali per comunicare il corpo delle intenzioni e delle utopie con cui l’artista trasgressivo fissa il suo desiderio di novità. Dunque,uno dei perni su cui far leva è l’analisi del sistema dell’arte, con le sue regole e i suoi opportunismi, i suoi eccessi e le sue perversità che si ritorcono quasi sempre contro il lavoro degli artisti. Il sistema dell’arte è la materia preferita della rivolta istintiva di questi giovani alle prese con la necessità di definire un ruolo non velleitario ma realmente efficace. Il rapporto con esso avviene nella classica versione dell’amore e dell’odio, un meccanismo che tuttavia sfugge all’improduttività proprio nel momento in cui vuole “sottrarsi ai ritmi della produzione totale”. Dichiarare il proprio rifiuto del totalitarismo del mercato significa accettare solo alcune fasi del sistema dell’arte, quelle che meno impediscono la libera circolazione di energie creative e lo sforzo meno dispendioso per comunicare il proprio operato. In uno dei manifesti sempre brevi e sintetici come devono essere le dichiarazioni radicali, il Gruppo affronta di petto tale questione, e senza mezzi termini. C-Voltaire è dentro il sistema dell’arte “perché il ristretto micro-ambiente culturale costituisce il circuito di smercio e consumo delle opere, è fuori perché l’arte deve invadere luoghi di massa, la strada, dove può essere tranquillamente consumata da tutti, dove essa si fonda con la vita, dove vive direttamente nella pelle di chi la fruisce, e non è solo mera speculazione intellettuale e commerciale”. Non che queste idee siano nuove, basta rileggere i testi programmatici, singoli e collettivi, delle neo-avanguardie per ritrovare le premesse a queste affermazioni tuttavia è significativo che esse riemergano nell’attuale momento e con una urgenza così fortemente articolata.
Va anche rilevato che nella tradizione dei gruppi bolognesi, apparsi e sgretolatasi dagli anni ’70 in poi, rari per la verità ma comunque esistiti, l’ipotesi di C-Voltaire è quella che più dichiaratamente non si affida ad una pregevole poetica della pittura o della scultura, (di fatto ben radicata nella coscienza bolognese) ma alla volontà di essere un punto di scardinamento dell’espressione e della comunicazione, per diventare
 
"La Socratica Levatrice della Nuova Arte”.

Si tratta dunque di una circostanza, è bene sottolinearlo, di uno stato d’animo, di un reciproco sostegno da parte di questi giovani artisti al loro bisogno
di “distinguersi” e di farlo collettivamente proprio nel luogo, Bologna, che ha istituzionalizzato l’isolamento e la marginalità dell’artista post-morandiano
ma anche post-arcangeliano. La novità sta anche nel fatto che questi giovani stanno davvero da un’altra parte rispetto al logorante mito dell’identità artistica bolognese, vale a dire sono figli di altre mitologie della creatività e della comunicazione. Vengono per la maggior parte da altri luoghi e culture, persino da altre nazioni (la Grecia, il Giappone, la Germania) e vedono Bologna con occhi diversi, ignorando forse fin troppo le componenti cosidette
tradizionali della città. Si può allora dire che C-Voltaire ha tutte le caratteristiche di un gruppo senza radici bolognesi, che la città è puro territorio di scorrimento e di godimento, quando esso è possibile, e inoltre che la sua componente ironica è una salutare sdrammatizzazione della figura d’artista, coerente e sprofondato nella propria mitica solitudine, che spesso capita di incontrare a Bologna, ma non solo in questa città.
Ecco allora che il carattere internazionale dell’arte si sviluppa proprio a partire dai ristretti luoghi di una geografia ancor più ristretta e limitata come quella di una qualunque città del mondo. In un altro foglio-manifesto a commento di una mostra intitolata
“pioggia rosa” C-Voltaire esprime non a caso il suo “essere nel mondo”, la possibilità di “definire una nuova realtà: tutta da immaginare e ridefinire”. Ma c’è pure la coscienza del naufragio dei sogni dell’uomo moderno e , dunque, la speranza di nuovi sogni e un “desiderio di…infinito”.
Questa ricerca dell’altrove e del non codificato si riflette molto chiaramente nella diversità delle singole poetiche, nello slittamento dello stile da un codice
preordinato per occupare diversi livelli di espressione (…) L’orizzonte è ampio e contrastato da opposte energie immaginative, è dunque necessario
segnalare i contributi individuali maturati nelle occasioni espositive fino ad oggi organizzate, naturalmente a Bologna.

 

Il Campo delle Fragole, Bologna
Tiziana Ramponi – da “Flash Art”- n°174 – aprile 1993

In un periodo non troppo favorevole per il mercato dell’arte avete aperto una galleria. Quali sono i motivi di questa scelta? E come pensate di sostenere la vostra attività dal punto di vista economico?

Abbiamo aperto questo spazio perché ci siamo accorti che Bologna pullulava di bravissimi giovani artisti che senza il Campo delle Fragole ( lo Studio Cristofori e Neon ) non avrebbero mai avuto la possibilità di esprimersi visto le rigidità sia delle strutture pubbliche ( galleria d’arte moderna per prima) che delle gallerie private, quasi tutte controllate dalla nomenclatura cittadina di derivazione critico-teorico arcangeliana che non pochi danni ha arrecato all’evoluzione artistica e culturale di questa città.
Per cui ora anche per merito nostro la situazione è diventata molto frizzante, c’è molto vitalismo in giro, si è ricominciato a parlare di arte. Fino ad ora non ci siamo ancora occupati di mercato vero e proprio anche se qualcosa abbiamo venduto, ci stiamo sostenendo, visto il grande seguito che per fortuna abbiamo, “con un piccolo aiuto dei nostri amici “ parafrasando una vecchia canzone dei Beatles, per ora speriamo di continuare così.

Quali sono gli orientamenti e gli obiettivi della galleria?

All’inizio abbiamo deciso di essere una spina nel fianco nel sistema artistico cittadino e ci riusciremo, anche perché ci vuole poco. Per questo occorre uscire dalla “bolognesità” che ha imperato in questi anni. E per questo il nostro occhio è rivolto anche e soprattutto alle giovani situazioni di altre città italiane e straniere al fine di creare un’interazione culturale che sia in qualche modo sganciata da quelle mentalità mafiose che comunque hanno sempre fatto riferimento a vincoli di “identità” o “appartenenza”. (…)

Quali saranno, secondo voi, le novità ( se ce ne saranno ) della prossima stagione artistica?

Una giovane galleria auspica che ci sia trasparenza, che i partiti, le lottizzazioni, le imposizioni “totalitarie” e di stampo “mafioso” operato dai vari “boss”,  siano quantomeno derise e non considerate. Insomma cercare di creare un rapporto più autentico, più vero tra artisti e tra artisti e pubblico.
Non sarebbe questa una bella novità?

FRAGOLE ALLO “STROH”
Elena Savigni – da “La Stanza Rossa”, n°5 - novembre-dicembre 1992

Che cos’è esattamente il C-voltaire?

Tiziana Ramponi: C-voltaire è questo gruppo di artisti che si sono trovati già da parecchi anni assieme a lavorare facendo delle mostre collettive. Sono andati avanti un po’ di temp – io non c’ero ancora – lavorando assieme, incontrandosi fino ad arrivare a marzo di quest’anno, che invece abbiamo “legalizzato” la situazione formando un’associazione culturale…(…)

Questo modo di intendere l’arte e la vita…quale…?

Luigi Mastrangelo: Noi veramente vogliamo semplicemente creare le condizioni per realizzare la nostra esistenza, capisci?
Cioè siamo artisti per questo. Non ci definiamo artisti istituzionali, per cui…gente che possiede le proprietà specifiche come è successo fino adesso. Semplicemente vogliamo fare gli artisti per…innanzitutto per sottrarci ai ritmi della produzione totale che questa società ci impone. In poche parole non vogliamo lavorare, non vogliamo dedicare un’attimo di sofferenza a questa società che non stimiamo affatto---eh?

Un bel progetto!

Eh! Per cui da qui anche le ascendenze “situazioniste”. Tu sai che noi ci definiamo “neo-situazionisti”, nel senso che proprio cerchiamo di costruire, ovunque andiamo, delle situazioni per realizzarci…

La scelta di aprire questo posto – “il Campo delle Fragole” proprio in Via del Pratello ha un significato preciso?

Stefano Marchesini: Si… perché Via del Pratello è una strada che ha delle peculiarità ben precise, cioè quelle di ospitare più tipologie sociali e di riuscire a metterle insieme. E’ una strada in cui effettivamente l’istituzione non è entrata come in tutto il resto della città… E qui, in questa strada convivono il prete, gli occupanti, i negozianti, i cittadini “normali”…
E quindi questa strada opera delle ricuciture che non sono spiegabili in nessun modo. E proprio in questo luogo noi abbiamo fatto la galleria, perché ci interessava proprio un “suffragio” che arrivasse da tutte le fasce sociali, dalle più disparate…Ed era un suffragio reale, vero, da “strada”. E questo è importantissimo…

L.M.: Qui abbiamo avuto la possibilità di crearci immediatamente un pubblico, anche abbastanza vasto, cosa che per esempio non succede in tutte le altre gallerie di Bologna, perché essendo abbastanza: anzi: molto elitarie, tendono a escludere tutta una massa di gente, di persone…(…)

E a proposito di questo “oligopolio” dell’arte che c’è nelle gallerie a Bologna?

T.R.: E’ il pubblico che usufruisce di questa…”arte” che è abbastanza ridotto, quello che diceva poi Luigi insomma: l’arte rimane sempre in mano agli  “addetti ai lavori”…cioè perde molto del suo significato…Il nostro pubblico è veramente il più svariato…Qui adesso la galleria ha già cominciato a diventare un punto di riferimento, ma non solo per la gente, ma anche per altri artisti, cioè sta diventando proprio un momento di incontro, di scambio non-elitario, elitario nel senso di “quella gente lì” (…)

Squp:…Anche perché non abbiamo mai perso come punto di vista il fatto che l’arte deve essere comunicazione…Anche comunicare dentro un certo sistema e presentarci, cioè imporre la nostra presenza sia fisica che artistica…

Gianni Pedullà: A Bologna non c’è mai stata un’ondata di artisti che a livello nazionale abbia inciso più di tanto…C’è sempre un discorso di boicottaggio verso l’arte, perché c’è sempre implicata la politica, no? C’è il fatto degli scambi dei favori eccetera. Se tu vedi la Galleria D’Arte Moderna, Villa Delle Rose come è gestita, tu vai a un’inaugurazione: a meno che non sia di un impressionista o di Morandi, ci vanno dieci persone, venti…Noi riusciamo a tirare tipo duecento persone a un’inaugurazione, quindi lavoriamo come parallelo però in senso efficace, cioè proprio sul tessuto urbano. E poi, voglio dire, lavorando in parallelo diamo proprio una dimostrazione di come loro si muovono cioè: producendo cose per il proprio potere, per sé stessi, cioè per il proprio arricchimento e sicuramente per le proprie tasche…Noi invece siamo “sani”, siamo molto puliti sotto questo punto di vista perché siamo autofinanziati, non ci finanzia nessuno…Quindi, guardiamo alla realtà dei fatti, a livello culturale stiamo dando un quadro – perlomeno in questo momento – di quello che c’è a Bologna, altrimenti tu non vedi niente perché dai canali ufficiali passa solamente quello che gli conviene. E io faccio l’artista da quindici anni: non mi mandano neanche gli inviti…come non li mandano neanche a te probabilmente, quando c’è una manifestazione alla Galleria d’Arte Moderna…(…)

 

 

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